Attentati di Parigi, così la paura ha cambiato turismo e tempo libero

Attentati di Parigi, così la paura ha cambiato turismo e tempo libero

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Tra gli effetti degli attentati di Parigi c'è la boccata d'ossigeno per l'industria automobilistica e l'entertainment domestico. Invece, ovviamente, è in crisi il turismo

La paura conseguenza degli attentati di Parigi ha cambiato il settore del turismo e del tempo libero. A poco più di 2 settimane dagli attacchi di Parigi i primi effetti economici del terrore si fanno sentire. Come spiega una notizia di Repubblica, se nei giorni successivi al 13 novembre a Parigi e Bruxelles le prenotazioni e le spese in ristoranti e locali sono colate a picco (tanto che si prevede un abbassamento del Pil di 2 miliardi di euro), si calcola che gli effetti della paura, pur se diluiti nel tempo, potrebbero durare a lungo. Basti pensare che le agenzie turistiche francesi ci hanno messo 6 mesi a tornare a vendite appena dignitose dopo i fatti di Charlie Hebdo. Perciò dopo le carneficine in luoghi pubblici (ristoranti, vicino allo stadio, la sala concerti Bataclan) i tempi per tornare alla ‘normalità’ saranno lunghissimi. E stavolta gli effetti non sono limitati alla sola Francia.

Quello che sta succedendo a Parigi “influenza molto l’andamento del turismo italiano”, spiega Giuseppe Roscioli, presidente di Federalberghi Roma. Nelle ore successive al venerdì nero francese sono piovute le disdette da parte delle agenzie che, per i propri clienti, avevano previsto anche solo uno scalo aereo a Parigi. Per i pacchetti che prevedono il tour delle capitali europee, poi, il disastro economico è assicurato. Anche a migliaia di chilometri di distanza. Gli ultimi dati sull’occupazione degli alberghi romani per il ponte dell’Immacolata, che coincide con l’avvio del Giubileo, rivelano, ad esempio, che le stanze prenotate sono solo il 52%, e il calo delle prenotazioni raggiunge il 20%. Il Codacons calcola inoltre che il terrore abbia fatto scendere del 15% le prenotazioni per i viaggi di Natale.

Ma molte agenzie torneranno a far viaggiare, escludendo la tappa parigina. Almeno fino al cessato allarme. Perché senza nuovi attentati la tendenza è quella di dimenticare. Inoltre ogni crisi per qualcuno è un’opportunità di guadagno. Come l’industria dell’automobile (ora in Francia si preferisce l’auto privata ai mezzi pubblici) o le società di consegna a domicilio (ci si fa portare a casa la spesa). Ma sia in Francia sia all’estero fanno affari soprattutto le aziende militari, quelle dei settori sicurezza e difesa. O le assicurazioni, che offrono polizze che coprono dal rischio attentati. Ultima, ma non ultima, l’industria dell’entertainment domestico. Ai tempi dell’Isis niente viaggi. Tutti a casa a guardare la Tv.

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