A pochi giorni dall’entrata in vigore della direttiva europea sui pacchetti turistici, recepita da un governo in scadenza, non abbiamo ancora novità sul proclamato spostamento delle deleghe del turismo dal Mibact, Ministero dei beni culturali, al Mipaaf, Ministero delle politiche agricole e forestali. Il ministro in pectore del turismo Gian Marco Centinaio assicura sia questione di giorni ma anche l’ultimo annuncio, previsto per martedì scorso, è stato disatteso e nessun decreto è stato portato in Consiglio dei ministri.
La questione è che sono serviti 3 mesi solo per formare un governo e un quarto sta passando in attesa di un decreto su chi deve gestire il turismo. A questo seguirà un periodo di traslochi e di riorganizzazione che impatterà ulteriormente sulle attività del dipartimento.

Il rischio è quello di perdere tempo prezioso per rilanciare il turismo e vanificare anche quello che di buono ha fatto il Mibact. Cosa che Centinaio probabilmente non riconoscerà mai ma, in un’epoca di riabilitazioni in cui tutti hanno fatto anche cose buone, forse anche al Mibact non è proprio tutto da buttare. Almeno il Tax credit per il digitale e per le ristrutturazioni alberghiere.
E comunque il Mibact, sotto traccia, il suo lavoro sul turismo sta continuando a farlo, seguendo il piano strategico del turismo 2017-2022 che oggi è l’unico documento che volenti o nolenti sta dando una direzione a questo settore.

“All’epoca dello spostamento sul Mibact furono necessari 18 mesi per entrare a regime – ci ha spiegato Francesco Tapinassi, che il Piano Strategico del Turismo lo ha scritto, a margine dell’incontro di presentazione come direttore scientifico di BTO – ma nel caso di uno spostamento interministeriale questi tempi si potrebbero accorciare anche a 6 mesi. Del decreto di trasferimento sono già circolate alcune versioni: arriverà ma ha i suoi tempi tecnici che non sono banali”.
Il punto è che due forze politiche che volevano un ministero del turismo autonome hanno poi deciso di accorparlo con un altro ministero e hanno avviato un processo che è probabilmente più complesso di quanto si aspettavano. Se serviranno almeno 6 mesi per entrare a regime vorrà dire che avremo perso 10 mesi di tempo solo per avviare questa idea del governo del “cambiamento”. E se poi a cambiare dovesse essere il governo stesso, cosa succederà?

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